La presenza degli impianti, agrivoltaici presenta molti vantaggi. A ricordarlo è stato Enrico Palchetti, agronomo e ricercatore presso DAGRI (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze.
“Tra questi – ricorda Palchetti – nelle zone molto calde e soleggiate il pannello può creare ombra e fungere da protezione in caso di eventi climatici estremi. Volendo, i moduli si abbinano a sistemi intelligenti di irrigazione di precisione, con diffusione dell’acqua in modalità mist, e strumenti per la distribuzione di fertilizzanti o antiparassitari. Con l’agrivoltaico avanzato è poi possibile abbinare la produzione di energia all’agricoltura biologica ad alto reddito, alla coltivazione di vite, ulivo e alberi da frutto, e addirittura alternare ai pannelli file di arnie per l’allevamento delle api. Per contro, la presenza dei moduli può modificare il microclima delle aree sotto la copertura, perché il terreno non irrigato né lavorato tende a inaridirsi. Numerosi studi si stanno infatti concentrando sulle strategie per evitare questo rischio, ma anche sui metodi per prevenire l’accumulo di polvere sui panelli, che ne compromette la funzionalità”.
Da non sottovalutare, infine, il profilo della redditività: “Una superficie di 200 ettari concessa in affitto per l’agrivoltaico per 20 anni può fruttare al proprietario una rendita di 700 mila euro l’anno o un utile una tantum di 15 milioni di euro”, esemplifica Palchetti. “A volte il gestore dell’impianto si fa carico anche della coltivazione, con una compartecipazione agli utili, oppure l’agricoltore continua a svolgere la sua attività in maniera più evoluta, meno faticosa. E spesso anche più remunerativa”. Enrico Palchetti, agronomo e ricercatore presso DAGRI (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze.



