I dati ISTAT riportano i valori della SAT (Superficie Agricola Totale) che in Italia è pari a 17,5 MLN di ettari e della SAU (Superficie Agricola Utile) che è di circa 12,8 MLN, quindi circa 5 milioni di ettari in meno della SAT. La differenza rappresenta una enormità di terreni definiti agricoli catastalmente ma che in realtà, e lo sottolineiamo con forza, non lo sono o non sono comunque utilizzabili in agricoltura.
Si tratta di una vera e propria enormità di terreni, certo non tutti sono utilizzabili per il fotovoltaico, ciononostante sono sufficienti perché ne basterebbe l’1% (con il contributo solito del 50% di tetti, pensiline ecc.) per fornire i terreni necessari al raggiungimento degli obiettivi assegnati dal PNIEC nazionale e dai piani della Comunità Europea nei prossimi 10 anni. In pratica si possono costruire 100 GW fotovoltaici senza utilizzare neanche un ettaro di terreno agricolo produttivo di qualità. La distinzione sopra citata per i terreni di pregio e quelli non utili può essere facilmente operata anche localmente richiedendo l’esame pedologico del terreno tramite una relazione agronomica con valutazione LCC (Land Capability Classification), da sottoporre p.e. al Dipartimento Agricoltura della Regione interessata (come consueto in Conferenza dei Servizi durante l’iter autorizzativo dei grandi impianti fotovoltaici).
Quando alcuni Enti (di solito le Regioni) emettono normative limitanti per il fotovoltaico su terreni agricoli, senza distinzione per i terreni ”fermi”, non produttivi da anni o non utilizzabili, non difendono l’agricoltura ma favoriscono interessi economici ben precisi.



