Si è tenuto a Roma, presso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, un incontro che ha avuto come oggetto la Legge Regionale Aree Idonee del 5 dicembre 2024, n.30, impugnata dal Governo nell’ultimo Consiglio dei Ministri dello scorso 28 gennaio. A prendervi parte il Ministro Pichetto Fratin e la presidente della Regione, Alessandra Todde.
Lo scontro tra potere centrale e potere locale era pressoché certo: la legge varata dalla Sardegna prevede infatti procedure particolari che si sovrappongono a profili amministrativi e politici, ponendosi in contrasto con la disciplina nazionale del procedimento amministrativo. Violando l’articolo 117 della Costituzione, che demanda al legislatore statale la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e che affida allo Stato la tutela dei beni culturali e paesaggistici. L’impugnativa evidenzia come l’articolo 1, comma 5, in combinato disposto con gli allegati della Legge, preveda una casistica molto ampia di aree interdette, che vanno oltre le aree specificamente tutelate a livello europeo, nazionale e regionale (come i beni UNESCO o le aree naturali protette) e le aree in assoluto inidonee (ad esempio per motivi di sicurezza idrogeologica).. All’indomani del Consiglio dei Ministri la governatrice Todde aveva criticato la decisione governativa presa “violando lo Statuto sardo che riconosce il diritto di partecipare al Consiglio dei Ministri quando si discutono temi di rilievo per la Regione”.
Al termine dell’incontro al ministero Todde ha dichiarato: “L’incontro di oggi, pur nella consapevolezza delle differenti posizioni, è stato un confronto utile e costruttivo e ha costituito un passaggio necessario per il superamento delle centrali a carbone presenti in Sardegna. Inoltre, abbiamo ribadito la volontà della Regione di rispettare gli obiettivi del Pniec continuando a tutelare gli interessi della Sardegna e dei sardi”.



