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Agrivoltaico: come convertire i vecchi impianti fotovoltaici (parte 1)

Le nuove configurazioni dell’agrivoltaico stanno offrendo interessanti opportunità ad aziende agricole e proprietari di campi per partecipare alla transizione energetica ottenendo in cambio anche un benefico colturale. Ma l’approccio può risultare utile anche nel senso contrario: i proprietari di impianti fotovoltaici già attivi possono convertire parzialmente il loro sito alla produzione agricola. Lo ha dimostrato un gruppo di scienziati dell’Università di Cordoba mettendo a punto un nuovo modello che calcola lo spazio coltivabile tra i pannelli solari.

Il concetto di agrivoltaico prevede la coesistenza della produzione agricola con quella energetica in una sorta di ecosistema in cui i due elementi si influenzano positivamente a vicenda. Il segreto del successo risiede nella progettazione: i sistemi devono risultare adatti alle condizioni climatiche locali, a quelle del terreno, e soprattutto alla specie vegetale coltivata. I pannelli fotovoltaici, infatti, possono modificare le condizioni microclimatiche, influenzando parametri come la temperatura del suolo e dell’ambiente, l’umidità sotto i moduli stessi e la radiazione incidente che determina la crescita delle piante. In virtù dei benefici ottenibili per la coltivazione, questo tipo di approccio è per lo più adottato da aziende che già possiedono campi e linee produttive attive. Ma cosa accadrebbe se ad abbracciare la configurazione agrivoltaica fosse un tradizionale impianto fotovoltaico a terra? La risposta arriva dalla ricerca pubblicata sulla rivista Applied Energy dal professore di Fisica Rafael López e colleghi. Di cui vi parleremo nel dettaglio nel prossimo post.