Nel post precedente abbiamo illustrato le nostre, e non solo nostre, perplessità a fronte di un provvedimento che riteniamo inadeguato e non equo poiché affida alle Regioni il potere di definire i criteri con i quali verranno individuate le Aree Idonee all’installazione di impianti di energie rinnovabili. È infatti evidente come una frammentazione di questo tipo genererà diseguaglianze anche importanti all’interno del territorio nazionale. Per chi, come noi di Renergetica, opera nel settore è evidente come la gestione di un processo decisionale di così grande importanza per il futuro del Paese dovesse far capo al Governo centrale.
In questo post, vediamo alcune novità introdotte dal Decreto che vanno contro quel principio di uguaglianza ed equità energetica l’Europa sostiene con forza.
Le Regioni e Province autonome avranno 180 giorni per individuare sul loro territorio con propria legge quattro tipologie di zone:
– Le aree idonee: caratterizzate da un iter accelerato ed agevolato per la costruzione ed esercizio degli impianti a rinnovabili.
– Le aree non idonee: le cui caratteristiche sono incompatibili con l’installazione di specifiche tipologie di impianti, sulla base delle linee guida governative già emanate.
– Le aree ordinarie, ossia aree diverse dalle precedenti in cui si applicano i regimi autorizzativi ordinari.
– Le aree vietate, zone che in base alle nuove norme introdotte con l’art.5 del DL Agricoltura sono precluse agli impianti fotovoltaici a terra.
Appare chiaro quindi come il potere di definire zone “appropriate e non” rimanga in mano alle autorità regionali e provinciali, che potranno definire criteri anche diversissimi rispetto al principio di individuazione.
Ribadiamo con forza la nostra perplessità a questo Decreto Legge che penalizza il nostro Paese generando diseguaglianze tra i suoi territori.



