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Renergetica

Decreto Aree Idonee: perplessità a fronte di un provvedimento non equo (parte 1)

Sono molte le novità contenute nel nuovo Decreto Aree Idonee, il provvedimento con cui si ripartisce tra Regioni e Province autonome l’obiettivo di 80 GW di rinnovabili al 2030. Novità che di fatto generano una frammentazione legislativa che si ripercuoterà sulle politiche energetiche del Paese generando disparità e differenziazioni anche importanti tra una regione e l’altra.

Il Decreto, così come approvato, è il risultato di alcuni mesi di dibattito durante i quali le Amministrazioni regionali avevano lamentato la necessità di un ruolo più centrale negli iter decisionali, al pari di una maggiore chiarezza nei principi e criteri per l’individuazione delle aree idonee agli impianti rinnovabili. 

Ed ecco che le richieste delle regioni sono state accolte producendo come risultato ultimo un Decreto Legge sul quale, come operatori del settore, abbiamo ben più di una perplessità.

La prima grande modifica introdotta nel decreto e che non ci convince affatto riguarda il Burden Sharing, ossia la ripartizione della potenza fra Regioni e Province autonome. Nonostante l’obiettivo finale rimanga lo stesso, ossia 80 GW di rinnovabili al 2030, i target annuali territoriali appaiono tutti modificati rispetto allo schema originale del Decreto Aree Idonee. E il calcolo per il raggiungimento degli obiettivi arretra di un anno. Ribadiamo con forza come la scelta di attribuire a Regioni e Province Autonome il potere decisionale in materia di aree idonee non sia equo, bensì divisivo e confusionario.