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Renergetica

Agrivoltaico: un potenziale da 3,7 MLN di ettari agricoli abbondanti

In Italia ci sono 3,7 milioni di ettari di terreni agricoli abbandonati, campi lasciati a sé stessi, luoghi dove il tempo ha fermato la coltivazione e il lavoro dell’uomo si è ritratto. Eppure, basterebbero 40.000 ettari per raggiungere gli obiettivi del PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima), appena l’1% della superficie agricola nazionale: una goccia in un mare di terra incolta. Ci sono piante che sanno adattarsi, che crescono nelle crepe dell’asfalto, nei luoghi dove l’ombra disegna forme mutevoli. E poi ci sono quelle che si ostinano a cercare il sole, che lo inseguono fino all’ultimo raggio prima che la sera le ricopra di un velo sottile. L’agrivoltaico conosce bene questa differenza. Alcune colture trovano nell’ombra parziale un alleato: patate, luppolo, spinaci, insalata e fave. Il riparo dei pannelli diventa un vantaggio, un aiuto contro il caldo eccessivo, una protezione che trattiene l’umidità e garantisce rese migliori.

Altre coltivazioni continuano a crescere, parliamo di segale, orzo, avena, cavolo verde, colza, piselli, asparagi, carote, ravanelli, porri, sedano, finocchio e tabacco poiché non hanno bisogno di tutto il sole per vivere, trovano il loro equilibrio sotto la luce filtrata, si muovono con l’aria e il vento tra le strutture. Non solo: sotto i pannelli, infatti, non crescono solo piante. Ci sono pecore che trovano riparo, che brucano un’erba che resta più verde, che camminano tra le strutture come dentro un recinto naturale, protette dalla calura, meno esposte alla fatica di un sole feroce. 

Ecco, dunque, che il fotovoltaico diventa un’architettura viva, un sistema in cui nulla si spreca, in cui le ombre non sono vuoti, ma occasioni di crescita.